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Un volto fatto di particelle di luce dorata, un sigillo luminoso e un obiettivo che ne ridisegna la copia: la luce passa dal sigillo prima di arrivare al volto, illustrazione editoriale
Tecnologia· GPT Image 2.5· identità· deepfake· consenso· AI Act

Le macchine ora tengono il volto. La domanda è chi le ha autorizzate

A settembre OpenAI ha rilasciato GPT Image 2.5: da poche foto di riferimento ricostruisce una persona in modo molto più fedele di prima. Nello stesso anno YouTube ha aperto a tutti i creator la ricerca dei propri deepfake e l'Europa ha scritto come si etichetta un contenuto sintetico. La tecnologia corre, e il consenso diventa l'unica cosa che distingue un ritratto da un furto.

di Redazione SEMBLIC

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Per anni il limite dei generatori di immagini è stato anche una piccola protezione. Chiedevi a un modello di rifare una persona partendo da qualche foto e il risultato le somigliava, ma non era lei: il naso cambiava, un tatuaggio spariva, lo sguardo diventava quello di un cugino. A settembre quel limite si è assottigliato. OpenAI ha rilasciato GPT Image 2.5, in ChatGPT e in due modelli per sviluppatori, Flare e Sunburst, e il miglioramento su cui ha puntato tutto è proprio questo: la fedeltà al soggetto delle foto di riferimento.

Cosa sa fare, in concreto

Le novità dichiarate sono tre. La prima è l'identità: date alcune foto di una persona, il modello la ricostruisce in scene nuove tenendo i tratti che la rendono riconoscibile. La seconda è la modifica in più passaggi: si chiede un cambiamento, poi un altro, e il modello ricorda i precedenti invece di ripartire da zero. La terza è la velocità, con tempi di generazione fino alla metà rispetto alla versione precedente, secondo OpenAI.

Lo abbiamo verificato nel nostro laboratorio prima di adottarlo. Su un volto di prova, con otto foto vere dello stesso consenziente e la stessa scena, il modello ha tenuto l'identità compresi tatuaggi e orecchini, in circa un terzo del tempo del modello precedente. È un salto tecnico reale. Ed è esattamente il tipo di salto che rende più urgente una domanda che la tecnologia da sola non risolve.

Più il volto è fedele, più pesa il sì

Un'immagine poco somigliante è un'illustrazione. Un'immagine fedele è una persona messa in una scena che non ha mai vissuto. Quando la distanza tra le due si riduce a zero, l'unica cosa che separa un ritratto commissionato da un abuso è il consenso di chi appare. Non la qualità del modello, non il nome della piattaforma: il sì della persona, e la possibilità di dimostrarlo.

Il resto del mondo se ne sta accorgendo. YouTube ha aperto il 17 maggio a tutti i creator maggiorenni il suo strumento di rilevamento delle somiglianze, che cerca nei video caricati il volto di chi si iscrive e permette di chiederne la rimozione. Era partito nel 2025 con i creator del programma partner, poi quest'anno si era allargato a giornalisti e politici e alle celebrità seguite dalle grandi agenzie. Negli Stati Uniti il NO FAKES Act, che tratta volto e voce come un diritto di cui si può concedere la licenza, ha superato a giugno la commissione Giustizia del Senato.

L'Europa ha scritto il manuale dell'etichetta

Sul fronte europeo, il 10 giugno la Commissione ha pubblicato la versione finale del Codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati dall'AI. È lo strumento pratico per rispettare l'articolo 50 dell'AI Act, obbligatorio dal 2 agosto: chi fornisce un sistema generativo deve marcare i contenuti in modo leggibile dalle macchine, chi pubblica un deepfake deve dichiararlo, anche con un set di icone comuni pensato dall'Unione. Aderire al codice è volontario, ma chi lo firma ottiene una presunzione di conformità, e a fine luglio i firmatari erano circa 190.

In Italia la cornice è ancora più netta. Dal 10 ottobre 2025 la legge 132 ha introdotto nel codice penale l'articolo 612-quater: chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI, e idonei a trarre in inganno, causando un danno ingiusto, rischia da uno a cinque anni. Non è punita la creazione in sé, ma la diffusione senza il permesso della persona.

Un'etichetta dice come è nato. Il consenso dice se si poteva

Filigrane, icone e codici rispondono a una domanda precisa: questo contenuto è sintetico? È un passo necessario, ma lascia scoperta l'altra metà. Un'immagine può essere etichettata alla perfezione e rappresentare lo stesso una persona che non ha mai acconsentito. Per chiudere il cerchio servono due strati insieme: la marcatura che racconta l'origine e la prova che chi appare ha detto sì, per quell'uso.

È il modo in cui lavoriamo. Da questa settimana il motore ECHO di Semblic usa GPT Image 2.5, ma lo fa solo con le persone del registro: volti reali, identificati, che hanno firmato il consenso all'uso commerciale e possono revocarlo quando vogliono. Ogni scatto esce con una filigrana invisibile e un certificato che chiunque può controllare con Sigil, e una parte di quello che si paga va alla persona. Se poi quell'immagine finisce dove non dovrebbe, Ward la cerca in rete.

La tecnologia continuerà a migliorare, e ogni versione renderà un volto più facile da ricostruire. Non è una ragione per averne paura. È una ragione per decidere, adesso, che il volto di una persona si usa solo quando quella persona è d'accordo.