
La tua identità ti appartiene: il NO FAKES Act avanza al Senato americano
Il 18 giugno la commissione Giustizia del Senato USA ha fatto avanzare il NO FAKES Act: voce e volto diventerebbero un diritto di proprietà che ogni persona può autorizzare o bloccare. Tra il sostegno dell'industria e i timori per la libertà di parola, una domanda resta al centro: chi ha detto sì.
di Redazione SEMBLIC
C'è una differenza enorme tra un'etichetta che dice "questo contenuto è artificiale" e una legge che dice "questo volto è tuo, e nessuno può usarlo senza il tuo permesso". Il 18 giugno, negli Stati Uniti, la commissione Giustizia del Senato ha scelto la seconda strada: ha fatto avanzare il NO FAKES Act, il disegno di legge che trasforma la voce e l'immagine di una persona in un vero e proprio diritto di proprietà. Ora il testo è atteso al voto dell'aula.
L'acronimo sta per "Nurture Originals, Foster Art, and Keep Entertainment Safe", ma la sostanza è semplice: ogni individuo potrebbe autorizzare o bloccare le repliche digitali del proprio volto e della propria voce realizzate con l'intelligenza artificiale, e pretendere la rimozione dei contenuti creati senza consenso. Per le piattaforme che non si attivano in buona fede, le sanzioni arrivano fino a 750mila dollari per ogni opera non autorizzata. Il disegno di legge è firmato dal senatore Chris Coons e conta quindici co-firmatari, sette democratici e otto repubblicani: una rara convergenza bipartisan.
Quando l'identità diventa proprietà
Il punto di svolta non è la sanzione, è la categoria giuridica. Il NO FAKES Act tratta voce e sembianze come un bene su cui si esercita un diritto esclusivo, simile a quello d'autore. Significa che quel diritto può essere concesso in licenza a terzi e trasmesso agli eredi, e che resta in vigore per almeno settant'anni dopo la morte della persona. Restano fuori, per non soffocare la libertà di espressione, gli usi legati alla satira, alla cronaca e ai documentari.
È un cambio di paradigma rispetto all'approccio europeo. L'Unione, con l'AI Act, ha puntato sulla trasparenza: un'etichetta che segnala quando un contenuto è sintetico. Washington prova invece a stabilire chi comanda su quel contenuto. La filigrana risponde alla domanda "è vero?". Il diritto di proprietà ne pone un'altra: "chi lo ha autorizzato?".

Industria a favore, libertà di parola in allerta
Il fronte del sostegno è compatto e arriva soprattutto dal mondo creativo: la RIAA dell'industria discografica, il sindacato degli attori SAG-AFTRA, la Recording Academy dei Grammy e la Human Artistry Campaign vedono nella legge l'argine che attendevano contro le clonazioni non consensuali di voci e volti.
Sul fronte opposto, una coalizione altrettanto solida di organizzazioni per i diritti civili, tra cui l'ACLU, la Electronic Frontier Foundation, R-Street e il Center for Democracy and Technology, ha scritto alla commissione per chiedere di fermare il testo nella forma attuale. Il timore è che un diritto così ampio sulle sembianze, unito a rimozioni rapide e quasi automatiche, finisca per colpire anche commento, critica e informazione legittima. Non è un dettaglio: è la tensione di fondo di tutta la regolamentazione dell'AI, tra la tutela della persona e la libertà di parola.

Perché riguarda anche noi
Una legge americana non si applica in Italia, ma detta lo standard di un mercato globale. Le piattaforme che dovranno gestire repliche digitali e richieste di rimozione sono le stesse che usiamo qui ogni giorno. E la direzione è chiara su entrambe le sponde dell'oceano: il volto e la voce smettono di essere materia libera e diventano qualcosa che ha un proprietario, un permesso, un prezzo. La domanda non è più se accadrà, ma con quali regole.
Dove la legge incontra il registro
Un diritto vale quanto la possibilità di esercitarlo. Dire "puoi rifiutare" serve a poco se manca un luogo dove dichiarare, in modo verificabile, che cosa si è invece autorizzato. È lo spazio in cui nasce Semblic. Il Registro Volti parte da un'idea semplice: una persona reale rivendica il proprio volto, dichiara come può essere usato e chiunque può verificarlo con un controllo immediato. La legge stabilisce che puoi dire no. Il registro è dove metti nero su bianco a che cosa hai detto sì.
Il NO FAKES Act non è ancora legge, e la strada in aula sarà in salita. Ma la cornice si sta spostando: dall'immagine come bene di tutti all'immagine come diritto di ciascuno. La parte umana, quella che nessun algoritmo può firmare al posto nostro, resta una sola: decidere.
Fonti
- Roll Call, AI deepfakes bill advanced by Senate Judiciary Committee
- Music Times, NO FAKES Act Advances in Senate Committee Vote
- Tech Times, NO FAKES Act Heads to Senate Vote, Putting $750K Platform Liability on the Line
- CyberScoop, Congress tees up NO FAKES Act, aiming at AI-generated deepfakes
- Variety, AI Needs Guardrails, the NO FAKES Act Can Create Them
- Electronic Frontier Foundation, The NO FAKES Act Could Silence Satire, Commentary, And News
- Congress.gov, S.1367 NO FAKES Act
- Music Times, What the NO FAKES Act Actually Does