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Un banco d'esame vuoto in una sala buia, un foglio bianco e una penna sotto un fascio di luce ambrata, particelle luminose che si sollevano dalla pagina
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Tre minuti per la prima prova: l'AI fa la Maturità, e il punto non è il voto

Mentre mezzo milione di studenti affrontava la prima prova, Gemini ha svolto tutte le tracce di italiano in tre minuti e undici secondi. La notizia vera non è che sappia scrivere un tema: è che la domanda si sposta da quanto è bello il testo a chi lo ha scritto davvero.

di Redazione SEMBLIC

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Giovedì 18 giugno, poco dopo le 8:30, mezzo milione di studenti italiani ha aperto il plico della prima prova e si è trovato davanti sei ore di tempo, sette tracce e un foglio bianco. La stessa mattina la redazione di Fanpage ha consegnato le identiche tracce a Gemini 3.5 Pro, chiedendogli di comportarsi come un maturando. Il modello le ha lette, analizzate e svolte tutte in tre minuti e undici secondi. Non un singolo tema, ma l'intera prova: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità.

Il cronometro che spiazza

Le tracce non erano banali. Per l'analisi del testo il Ministero aveva scelto la lirica "Passerò per Piazza di Spagna" di Cesare Pavese e un brano da "I piaceri" di Vitaliano Brancati. Per l'argomentativo, un discorso di Giuseppe Saragat all'Assemblea Costituente e una riflessione di Piero Bianucci sulla divulgazione scientifica. Per l'attualità, un testo di Wenke Husmann sull'incanto perduto e una pagina di Mario Calabresi. Roba che chiede contesto storico, sensibilità letteraria, una tesi personale. Gemini ha risposto a tutto, con citazioni e collegamenti, in meno tempo di quanto ne serva a rileggere la consegna. Curioso un dettaglio: prima di partire, ha tenuto a precisare che si trattava di un esercizio e che il compito andrebbe svolto dallo studente. Il giorno dopo, stessa scena con la seconda prova, matematica e latino, e di nuovo Gemini, ChatGPT e Claude messi alla frusta.

Una mano umana che scrive con una penna stilografica si dissolve in un flusso veloce di particelle di luce, simbolo della scrittura umana che incontra la velocità della macchina
Sei ore contro tre minuti: la stessa pagina, due tempi incommensurabili. Illustrazione SEMBLIC.

Non è una sorpresa, è un cambio di domanda

Che un modello linguistico scriva un tema coerente, ormai, non stupisce più nessuno. La notizia non è la prestazione in sé: è quello che la prestazione rende visibile. Per generazioni la Maturità ha misurato una cosa profondamente umana, lo sforzo di una persona che, da sola e in poche ore, mette ordine nei propri pensieri e si assume il rischio di una tesi. Quando l'esito finale diventa indistinguibile da quello prodotto da una macchina in tre minuti, la domanda che conta smette di essere "quanto è scritto bene questo testo". Ne diventa un'altra: chi lo ha scritto? Il valore scivola dall'oggetto alla sua origine, dalla pagina alla mano che ha tenuto la penna.

Quando l'autore conta più del testo

È uno spostamento che riguarda molto più della scuola. Un tema redatto da uno studente e uno generato da Gemini possono essere identici sulla carta, eppure non valgono la stessa cosa: dietro il primo c'è qualcuno che ha pensato, scelto, sbagliato e corretto. Quel qualcuno è il punto. Per il professore che corregge, sapere se la pagina è autentica non è un cavillo, è la sostanza stessa del giudizio. E lo stesso principio, fuori dall'aula, vale per ogni contenuto che una macchina oggi sa imitare: una voce, uno stile, un volto. Più l'imitazione diventa perfetta, più l'unico discrimine che resta è l'origine: chi c'è davvero dietro, e se era d'accordo.

Molti fogli bianchi identici svaniscono nel buio, mentre un solo foglio al centro è illuminato da una luce ambrata, simbolo dell'autorialità e dell'originalità
Tra mille copie indistinguibili, conta la pagina di cui qualcuno è davvero l'autore. Illustrazione SEMBLIC.

Dove la scuola incontra il registro

L'episodio della Maturità e il dibattito sui deepfake sono lo stesso problema con due vestiti diversi. In entrambi i casi una macchina produce qualcosa che sembra umano, e in entrambi i casi la sola cosa che davvero lo distingue è la provenienza: l'autore vero e il suo consenso. Per un compito si chiama attribuzione. Per un'immagine si chiama diritto sul proprio volto. Semblic costruisce l'infrastruttura per il secondo caso: un registro pubblico dove una persona reale rivendica il proprio volto, dichiara come può essere usato e dove chiunque può verificarlo con un controllo semplice. È lo stesso principio della prima prova, portato fuori dalla scuola: il valore non sta più soltanto in ciò che vedi, ma nel sapere chi c'è dietro, e se ha detto sì.

L'AI ha fatto la Maturità in tre minuti. La parte umana, quella che ancora non si può delegare, è restare l'autore di ciò che porta il nostro nome.

Fonti

SEMBLIC, Il registro dei diritti d'immagine nell'era dell'intelligenza artificiale