
Adesso un volto consenziente può anche muoversi
Semblic mette online le scene con più persone del registro e i video di 5 o 10 secondi. Con una regola in più: il sì al video è separato da quello alle foto, e ogni fotogramma viene controllato prima della consegna.
di Redazione SEMBLIC
Fino a ieri un contenuto Semblic era una fotografia: una persona reale del registro, una scena scritta a parole, un certificato che dice chi ha autorizzato cosa. Da oggi sono due cose in più. La prima: in una stessa foto possono esserci fino a quattro persone del registro, ognuna con il proprio consenso e la propria parte di guadagno. La seconda: da uno scatto certificato può nascere un video di cinque o dieci secondi.
Sono due funzioni che quasi tutti i generatori hanno. La differenza sta in quello che ci abbiamo messo attorno.
Le foto di gruppo si fanno un volto alla volta
Chiedere a un modello "due amiche che brindano al bar" e sperare che assomiglino davvero a due persone precise non funziona. Lo abbiamo misurato: in un colpo solo una delle due usciva al 64 per cento di somiglianza con le sue foto vere, cioè una persona che le somiglia ma non è lei.
Allora il set lavora in passaggi. Prima compone la scena con tutte le persone, dichiarando l'ordine da sinistra a destra. Poi, per ogni protagonista, rifà solo il suo volto usando le foto verificate di quella persona, senza toccare il resto della scena. Alla fine misura tutti.
Nella prima prova pubblica il risultato è stato 84 e 55 per cento. Il secondo numero merita una nota onesta: le foto vere di quella persona, confrontate fra loro, arrivano al 57 per cento, perché sono scatti molto diversi tra loro. Il sistema ha fatto quello che poteva, e lo dichiara invece di nasconderlo. Se una persona resta sotto la soglia oltre la quale il misuratore dice "non è lei", la scena non viene consegnata e i crediti tornano indietro: preferiamo una foto in meno che una foto con il nome sbagliato.
Il video ha bisogno di un secondo sì
Muovere un volto non è la stessa cosa che fotografarlo. Un video può far dire, fare o sembrare cose che una fotografia non può. Per questo in Semblic il consenso al video è un interruttore separato: chi ha detto sì alle foto non ha automaticamente detto sì ai video, e lo accende o lo spegne dal suo account quando vuole. Ogni cambio finisce nella cronologia pubblica del suo passaporto.
Due limiti che restano per scelta. Il video non ha mai audio: la voce di una persona è un dato suo, e non la generiamo. E il movimento passa da una lista di richieste vietate, quelle che trasformerebbero un ritratto in qualcosa che nessuno ha autorizzato.
Ogni fotogramma viene guardato prima di consegnare
Su una fotografia controlliamo che nessun volto registrato come protetto compaia nell'immagine. Su un video quel controllo va fatto su tutto il filmato, perché una faccia che si gira a metà può diventare un'altra faccia.
Il nostro server estrae un fotogramma ogni mezzo secondo di video e li controlla uno per uno. Se in un solo fotogramma compare un volto protetto, il video viene annullato e i crediti tornano al cliente. Se il controllo non si può eseguire, il video non esce comunque: nessuna consegna senza verifica. Nello stesso passaggio misuriamo quanto la persona resta se stessa lungo tutto il filmato, e quel numero finisce sul video insieme al certificato.
Il certificato, appunto, non vive solo nel nostro registro: sta dentro il file che scarichi. Chi riceve un video può caricarlo su Sigil, il nostro verificatore pubblico, e leggere chi c'è dietro e cosa ha autorizzato, senza che il video venga caricato da nessuna parte.
Cosa cambia, in pratica
Per un brand cambia il tipo di contenuto che può chiedere: non più un ritratto isolato, ma una scena con più persone e un video da pubblicare, con la stessa liberatoria e la stessa prova di prima.
Per chi mette il volto cambia il peso della scelta, ed è giusto così. Una persona del registro oggi decide tre cose distinte: se il suo volto può essere usato, se può muoversi, e fino a quando. Tutte e tre sono reversibili, tutte e tre sono scritte in una cronologia che chiunque può leggere.
La tecnologia per fare queste cose ce l'hanno in tanti. La parte difficile, quella che stiamo costruendo, è che qualcuno abbia detto sì prima, e che chiunque possa verificarlo dopo.