← IL BLOG
Palazzo istituzionale italiano con colonne di marmo attraversate da linee di circuito luminose
Politica· Italia· legge 132/2025· biometria· AI Act

L'Italia mette i paletti all'AI: volto, biometria e lavoro nei nuovi decreti

Il 10 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti attuativi della legge sull'AI: stretta sul riconoscimento facciale, stop ai licenziamenti via algoritmo, sanzioni fino a 35 milioni.

di Redazione SEMBLIC

CONDIVIDI

Mentre il mondo discute di miliardi e modelli, l'Italia ha fatto una cosa molto italiana e molto importante: ha scritto le regole. Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo che attuano la Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale, il primo sistema normativo nazionale completo in Europa a tradurre l'AI Act in regole operative.

I testi non sono definitivi (l'iter prevede pareri e possibili modifiche prima della Gazzetta Ufficiale), ma la direzione è nitida. E per chi si occupa di volti e identità, è la notizia più rilevante dell'anno.

Il volto diventa zona protetta

Il secondo decreto disciplina l'uso dell'AI da parte delle forze di polizia, e il cuore è la biometria. L'identificazione biometrica remota in tempo reale nei luoghi pubblici sarà consentita solo per finalità circoscritte, minacce specifiche, ricerca di scomparsi, vittime di gravi reati, con autorizzazione del GIP su richiesta del pubblico ministero, limiti territoriali e una durata massima di quindici giorni.

Ma il punto che ci riguarda da vicino è un altro: lo schema vieta le banche dati biometriche alimentate tramite scraping non mirato o costruite violando la normativa sulla protezione dei dati. Tradotto: i database di volti raccolti a strascico dal web, il peccato originale di mezza industria del riconoscimento facciale, diventano illegali anche come materia prima.

Telecamera di sorveglianza il cui fascio è fermato da una barriera di luce cremisi davanti a un volto biometrico
Il riconoscimento facciale incontra il limite della legge. Illustrazione SEMBLIC.

Lavoro: l'algoritmo non licenzia

Il primo decreto entra invece nei luoghi di lavoro: le decisioni su assunzione, modifica o risoluzione del rapporto, provvedimenti disciplinari inclusi, non potranno essere prese unicamente da un trattamento automatizzato. La decisione finale spetta a una persona fisica con potere effettivo, il lavoratore ha diritto a una motivazione intelligibile, e il licenziamento deciso solo dall'algoritmo è nullo.

Completano il quadro la governance (AgID autorità di notifica, ACN vigilanza del mercato), sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale per le pratiche vietate dall'AI Act, una nuova fattispecie penale per chi mette sul mercato sistemi ad alto rischio senza misure di sicurezza, e, curiosità per gli addetti ai lavori, la possibilità di tutelare dati, algoritmi e metodi di addestramento come segreti commerciali.

Dal canale ufficiale del Senato: la legge italiana sull'AI e il quadro europeo.

Perché è la conferma di una direzione

L'impianto della legge italiana è dichiaratamente antropocentrico: l'innovazione al servizio dei diritti fondamentali e della dignità umana, non il contrario. Il volto e la voce, i dati biometrici, escono da questa stagione normativa come la categoria più protetta in assoluto: niente raccolta a strascico, niente uso senza base giuridica, consenso esplicito come regola.

Bilancia della giustizia con un volto biometrico su un piatto e un libro di legge sull'altro
Identità e legge sullo stesso piatto. Illustrazione SEMBLIC.

È esattamente il mondo per cui esiste il nostro Registro Volti: se usare un volto senza consenso diventa illegale e costoso, serve un posto dove il consenso si dichiara, si data, si revoca e, soprattutto, si verifica. L'Italia, per una volta, è arrivata prima.


Fonti

SEMBLIC, Il registro dei diritti d'immagine nell'era dell'intelligenza artificiale