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Sedia da ufficio vuota sotto un cono di luce, particelle che si dissolvono nel nero, illustrazione editoriale
Società· lavoro· automazione· Italia· valore umano

425mila posti in fumo: l'AI riscrive il lavoro, e nessuno ha firmato

Un'analisi di Consumers' Forum stima 425mila posti persi dal 2023 per cause legate all'AI, 142mila solo in Europa. Dietro i numeri, una domanda di valore: chi decide cosa vale un essere umano al lavoro.

di Redazione SEMBLIC

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C'è un numero che, in Italia, questa settimana è entrato di prepotenza nel dibattito: 425mila. Tanti sarebbero i posti di lavoro persi dal 2023 a oggi per cause direttamente o indirettamente legate all'intelligenza artificiale, secondo un'analisi di Consumers' Forum ripresa il 15 giugno da diverse testate. Di questi, circa 142mila riguarderebbero l'Europa. Non è una previsione su un futuro lontano: è una fotografia del presente, scattata mentre la tecnologia corre più veloce delle norme che dovrebbero governarla.

Chi è esposto, e perché

Il profilo dei lavori più colpiti non sorprende, ma fa riflettere. Sotto pressione finiscono le mansioni ad alta componente ripetitiva e facilmente automatizzabile: assistenza amministrativa, customer care e call center, impiegati di banca e poste, cassieri, traduttori. Sono ruoli che per anni hanno rappresentato la spina dorsale del lavoro impiegatizio, e che oggi si trovano nel mirino di sistemi capaci di gestire conversazioni, pratiche e testi a costo marginale quasi nullo.

Il quadro internazionale conferma la tendenza. Secondo le stime richiamate dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa un quarto dell'occupazione globale ricade in professioni potenzialmente esposte all'AI, con percentuali che salgono oltre il 34 per cento nei Paesi ad alto reddito. Più una società è digitalizzata, più la sua forza lavoro è raggiungibile dall'automazione: un paradosso che colpisce per primi proprio i mercati che credevano di essere al riparo.

Silhouette umana di fronte a una rete luminosa di nodi, separate da una linea di luce
Il confine tra lavoro umano e automazione non è una linea netta, ma un negoziato continuo. Illustrazione SEMBLIC.

Il numero che manca

C'è però un dato che raramente arriva in prima pagina, e che rende il bilancio meno apocalittico di quanto i titoli suggeriscano: da gennaio 2024 sarebbero nati circa 284mila nuovi posti nel campo dell'intelligenza artificiale. Non è una compensazione automatica, perché chi perde un lavoro al call center non diventa dall'oggi al domani un addetto all'addestramento di modelli. Ma racconta una verità importante: l'AI non cancella soltanto, sposta. Distrugge mansioni e ne crea altre, alza l'asticella delle competenze, ridisegna il valore di ciò che un essere umano porta sul tavolo.

La questione, allora, smette di essere "quanti posti spariscono" e diventa "cosa resta di insostituibile". E qui il discorso si fa interessante per chiunque si occupi di identità e diritti. Perché se una parte crescente del lavoro umano può essere replicata da un sistema, ciò che non può essere replicato senza permesso è la persona: il suo volto, la sua voce, la sua presenza, la sua firma di consenso.

Dal posto di lavoro al diritto sulla propria immagine

Consumers' Forum, nel rilanciare i dati, ha chiesto di accelerare su algoretica e tutela dei consumatori. È la stessa direzione in cui spinge il dibattito europeo: non fermare la tecnologia, ma pretendere che resti tracciabile, trasparente e rispettosa dei diritti delle persone. Il filo che lega la perdita di posti di lavoro alla generazione di volti sintetici è più corto di quanto sembri. In entrambi i casi si tratta di stabilire quanto vale un contributo umano, e di assicurarsi che quel valore non venga prelevato in silenzio.

Mani aperte che reggono una costellazione di particelle che disegna un profilo umano
Ciò che la macchina non può prendere senza permesso resta la persona: volto, voce, consenso. Illustrazione SEMBLIC.

La grande trasformazione del lavoro e la corsa alla generazione di esseri umani digitali sono due facce della stessa moneta. Tutte e due chiedono una cosa sola, semplice da enunciare e difficile da costruire: regole che mettano la persona al centro, e infrastrutture che la rendano riconoscibile e remunerata. Il Registro Volti di Semblic nasce proprio da questa idea: prima ancora che il lavoro venga automatizzato o il volto venga generato, deve esistere un luogo dove l'essere umano rivendica ciò che è suo, dichiara come può essere usato, e chiunque può verificarlo. Non per fermare il futuro, ma per evitare che arrivi senza che nessuno abbia mai firmato.

Fonti

SEMBLIC, Il registro dei diritti d'immagine nell'era dell'intelligenza artificiale